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Tratto da "Paduli Ieri e Oggi"

Secondo Meomartini la notizia più antica di Paduli può forse rinvenirsi fin dai tempi dei Romani.

Il poeta Silio Italico, che visse ai tempi di Augusto e compose il poema “De bello punico”, enumerava in un canto, e precisamente nel libro VIII°, differenti popoli sanniti, nel suo linguaggio immaginoso parla di quei che coltivano Batulo e Mucre, degli altri che abitavano le tane e i covili di Boiano, o le gole Caudine, di Rufra, Isernia; e nomina la gioventù irpina. Non è improbabile che Batulo chiamassi tutta quella giogaia di colline che principia appunto da Paduli, e che poi dal Batulum sia derivato Padulum (quindi Paduli).

Giustiniani nel suo “Dizionario geografico-ragionato del regno di Napoli” (1804), dice di Paduli “Terra in Principato ulteriore, situata in una collina, ove respirasi buon’aria, e non mancano tutte quelle produzioni necessarie al mantenimento dell’uomo.” Anche Iamalio, altro studioso di questo tema, fa derivare Paduli da Batulum e affaccia l’ipotesi di “qualche attinenza tra Padulum, menzionato con questo nome nel secolo XI°, e Padule di Lama presso Cercemaggiore e una Fontana Padule nel bosco di Montauro (S. Bartolomeo in Galdo).”

Tutti gli storici hanno affermato che Paduli, per la sua posizione geografica, ha avuto grande importanza nel corso della storia, essendo passaggio obbligato e per imprese belliche e per i commerci. Esso, infatti, consentiva di raggiungere in breve tempo la Puglia, e per la presenza dei tre fiumi (Calore, Tammaro e Mescano) ha costituito luogo desiderato per soggiornarvi.

Ancora Iamalio afferma “Nel suo tenimento vi era il Foro Novo sorto, si dice, sulla strada consolare tra Benevento e Troia, in luogo di pubblico mercato e costituiva una stazione di fermata per il cambiamento di vettura (mutatio).” Oggi si chiama Forno Nuovo nel fondo dei Longo, dove sono stati rinvenuti busti di marmo, figure consolari, iscrizioni, amuleti, monete e molte anticaglie, oltre a ruderi romani che testimoniano la presenza o almeno il passaggio di truppe romane. Ciò dimostra ancora che a Paduli sull’antica via consolare Egnatia, che da Benevento, per la valle del Tammaro, andava ad Aecae (Troia), vi era un pubblico mercato (forus).

Circa l’esatta ubicazione di questo foro vi sono state tesi contrastanti tra i vari studiosi, ognuno dei quali si è lasciato guidare dalle diverse iscrizioni e dalla ubicazione dei ruderi.  Meomartini, non accettando le tesi del d’Anville, ritiene che questo vico con maggiore probabilitàsi trovi verso il casale di S. Arcangelo che prima era uno dei casali di Paduli.

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